Buongiorno Dr. De Santis , approfittiamo di questa intervista per approfondire alcune questioni che riguardano la storia del movimento verde in Italia e la sua genesi considerato altresì che lei è stato tra i promotori del primo movimento politico che si è caratterizzato e connotato come componente alternativa ai verdi del sole che ride?

Sicuramente, mi sono appassionato di ambiente e natura sin dalla mia prima infanzia trascorrendo mesi e mesi di vacanze tra la campagna e le malghe di un piccolo comune Veneto. In verità nella metà degli anni ’80 , non ebbi alcuna difficoltà ad avvicinarmi a queste associazioni , iscrivendomi al WWf ed alla Lipu , ma dopo poco , mi allontanai , senza fare più ritorno , deciso ad ostacolare la deriva animalista ed oltranzista di questi gruppi radical chic . Probabilmente e non a caso l’inquinamento culturale ed il loro messaggio non solo animalista , ma altresì contro ogni sviluppo e modello industriale fu alimentato dall’inserimento all’interno di questa componente , di gruppi provenienti da Democrazia Proletaria , e di loro dirigenti , come Boato , Ronchi, Scalia , che presero il sopravvento. Non è un caso dunque che il nostro ambientalismo , rappresentato da questa classe dirigente ormai allo sbaraglio , alla vigilia della caduta del muro di Berlino , abbia saputo sapientemente riciclarsi in questa nuova galassia e prendere il sopravvento. Non è dunque un caso per costoro, pensare di tutelare la natura solo contrastando la crescita e lo sviluppo , concezioni queste che riprendono sotto altra forma pensieri tipici del marxismo: l’anticapitalismo e la concezione antindustriale . Il loro approccio è permeato da una visione fortemente pessimista. Predicano da sempre l’avvicinarsi di imminenti catastrofi ambientali, senza però considerare e stimare e credere nelle potenzialità e nelle capacità dell’uomo.

Ma cosa differenzia la sua componente , di cui lei è presidente , gli Ecologisti , dalla componente dei Verdi del sole che ride?

Sono tante le cose che ci differenziano , innanzitutto noi crediamo nello sviluppo , nella crescita e nella scienza , abbiamo una visione ecottimista e non eco pessimista. Il loro ragionamento pecca di presunzione in quanto pensano alle risorse ed alle capacità dell’uomo, solo in termini statici e non dinamici. Già dall’antichità abbiamo assistito a profezie di sventura che dichiaravano l’imminente fine del mondo, ma l’uomo,alleato della ricerca e della scienza, ha trovato sempre risposte adeguate. Pensiamo ad esempio a come potrebbero essere le nostre città, se l’uomo non avesse scoperto il petrolio e inventato l’automobile come nuovo mezzo di locomozione! Fino ai primi del ‘900, l’unico mezzo di trasporto era il cavallo e senza tale scoperta, oggi le città, causa il vertiginoso aumento demografico, affogherebbero nei liquami di questi quadrupedi, senza considerare tra l’altro tutti gli altri benefici a catena che si sono innescati! L’uomo è visto e considerato quasi come un nemico della natura in antitesi con la stessa; per costoro il recupero di tale equilibrio e rapporto è possibile solo rinunciando al progresso e con una castrazione chimica atta a combattere l’aumento demografico. Noi in netta antitesi, riteniamo che il diffondersi di questa nuova cultura fosse inversamente proporzionale al grado di risposte che l’uomo, attraverso le scoperte scientifiche, poteva dare. Pertanto riteniamo e confidiamo nel progresso e nella scienza , i nostri migliori alleati.

Mentre per gli ecologisti radicali la scienza era sotto accusa, in quanto considerava il progresso che da essa scaturiva come la peggiore minaccia per la sopravvivenza del pianeta. Per noi la questione era del tutto diversa, convinti che solo la scienza, sottoposta ad un giudizio etico, potesse dare serie risposte e procedere verso nuovi ed avvincenti traguardi.

Inoltre, come osservò Giovanni Paolo II, in un convegno organizzato dal Rotary Club International nel 1997, non potevamo non prendere in considerazione alcuni messaggi escatologici che questo nuovo pensiero recava con se, ovvero la loro profonda concezione, ispirata al biocentrismo come valore assoluto. Una concezione che accantonava definitivamente la differenza ontologica e assiologica tra l'uomo e gli altri esseri viventi, che doveva e poteva essere indistintamente combattuta da laici e cattolici, accomunati da un diverso sentire. Un messaggio che abdicava e metteva in discussione la superiore responsabilità dell'uomo a favore di una visione “egualitaria” che promuoveva la dignità di tutti gli esseri viventi senza alcuna distinzione: quel finto egualitarismo tanto professato da una certa sinistra estrema, che da sempre utilizza con fini ideologici tale slogan più per asservire le masse che per difenderle. Negare la superiorità ontologica ed assiologica dell’uomo, significava altresì negare il principio creazionista a favore di una teoria evoluzionistica che negli ultimi decenni si era andata determinando.

Ovvero ,volendo fare un esempio ,ed esporre il pensiero in modo più comprensibile lei sostiene e difende una visione antropocentrica e rifiuta a priori il biocentrismo di questa componente radicale?

Ci siamo sempre chiesti, per quale motivo dovesse essere proprio necessario combattere questa “dottrina”, anche perché se alcune persone riconoscono nelle scimmie i loro progenitori , allora perché deluderli! Scherzi a parte, sinceramente abbiamo sempre creduto di essere dotati di una spiritualità che ci distingue dall’essere animale e che tale scintilla, che è in ognuno di noi, è quel qualcosa che ci eleva spiritualmente e moralmente e ci differenzia dall’essere animale.

Questa visione biocentrica rimetteva in discussione ogni valore fondante della nostra cultura, molto più vicino ad una sentimento ateo che spirava da paesi con dottrine di fede marxista. E non a caso, dunque, tale visione era recepita e condivisa da questo movimento apparentemente verde. Purtroppo questa visione ingenerò non poca confusione e procurò anche diverse crisi di coscienza. Il fenomeno e la nascita di movimenti animalisti che si ispirano a tale dottrina è stata una delle conseguenze che è strettamente connessa a tali messaggi che hanno trovato terreno fertile anche in un contesto sociale economico e culturale che ha portato l’uomo ad allontanarsi dalla campagna, dalla natura , oggi argomento buono nei salotti chic!

Un predatore che cattura una preda e se ne nutre, è parte della normale evoluzione e del diverso ruolo assegnato ad ogni essere vivente e l’attività susseguente non può essere considerata un crimine, ma una semplice attività di caccia che viene sempre posta in essere tra specie diverse. Solo quando tale attività viene posta tra specie interspecifiche, ovvero tra esseri

della stessa specie, come quando ad esempio tali azioni sono compiute da un uomo ai danni di un altro, solo allora entriamo nella sfera del crimine e tali azioni dunque condannabili. Anche in questo caso si finiva per assegnare una distorta visione etica ad un processo evolutivo che aveva assegnato all’uomo un ruolo specifico e dunque in tal modo si metteva in crisi un intero sistema, aprendo enormi contraddizioni.

Era pertanto inaccettabile sposare questo approccio, senza se e senza ma, e non comprendere il pericolo velato di questa nuova forma di pensiero, senza tentare di adoprarsi per ristabilire e recuperare un messaggio che si potesse confrontare apertamente smascherando questa assurda concezione.

Dunque lei è stato il promotore di questa componente ambientalista , gli Ecologisti, alternativa ai Verdi del Sole che ride, come siete nati e qual è stata l’evoluzione , come vi chiamate oggi e perché avete dovuto cambiare dicitura?

Attualmente dopo più di venti anni abbiamo dovuto nel 2006 cambiare nome , in quanto dopo più di 200 ricorsi sempre vinti , i Verdi del sole che ride dopo le Europee del 2004 hanno chiesto la nostra testa . L’occasione è stata l’attuale legge elettorale dove hanno inserito un articolo , tra l’altro fortemente anticostituzionale che impedisce a partiti che non hanno una rappresentanza politica di utilizzare la loro dicitura. Vi spiego. Per venti anni ci siamo presentati prima come Verdi liberaldemocratici e poi come Verdi Verdi. Ebbene la componente storica dei Verdi del sole che ride ha sempre presentato nei nostri confronti numerosi ricorsi per il simbolo , ma da sempre i vari tribunali preposti , hanno sempre respinto le loro tesi , sostenendo che la parola Verde , come la parola Democrazia non può appartenere ad un singolo gruppo , e poiché termini di appartenenza comune , non possono essere prerogativa di pochi. I due partiti di Democrazia Cristiana e Democrazia Proletaria pur agli antipodi sono il classico esempio. Questo criterio però aveva pesi e misure diverse , infatti nessun ricorso si ebbe quando a metà degli anni ’80 si presentarono due componenti Verdi eleggendo parimenti deputati e senatori nelle liste dei Verdi del sole che ride e dei Verdi Arcobaleno!

Dunque per tornare al suo gruppo , gli Ecologisti , in sintesi possiamo conoscere la sua evoluzione, perché è uscito ed ha rotto poi definitivamente con i verdi verdi?

Gli Ecologisti sono una ex componente dei Verdi liberaldemocratici, formazione politica che si è costituita nei primi anni novanta, nata dalla federazione di diverse anime ambientaliste liberali tra cui i Verdi Verdi di Lupi del Piemonte, Ambiente Club di Balducci della Puglia,i Verdi delle Marche con Maria Grazia Pierluca e dell'associazionismo, come Silvano Vinceti Presidente di Kronos. Nel 1999 i Verdi liberaldemocratici , si sciolgono in quanto due dei suoi componenti da sempre molto vicini ai verdi del sole che ride , Federico Clavari e Lele Rizzo , rispettivamente ex tesoriere ed ex portavoce nazionale dei Verdi del sole che ride hanno minato il nostro progetto mettendosi di traverso . Pertanto la nostra componente , fermamente convinta e determinata a continuare il percorso intrapreso, decise di rafforzare la componente localistica e regionale dei Verdi Verdi, presente fino a quel momento solo in Piemonte. Il primo banco di prova per i Verdi Verdi , furono le elezioni provinciali del 2003 . Nel 2004 , i Verdi Verdi , si presentarono alle elezioni Europee , stringendo un accordo con Forza Italia . L'anno successivo alle elezioni regionali si definì la rottura della nostra componente con il gruppo regionale dei Verdi Verdi del Piemonte , non condividendo un accordo di desistenza che questi ultimi stavano trattando con i Verdi del sole che ride, che denunciò anche il quotidiano “La Repubblica”. La nostra componente , rifiutando tale accordo di desistenza con i Verdi del sole che ride, costituì la neo formazione degli Ecologisti ed elesse come Presidente il sottoscritto , attualmente in carica.

Siete stati dunque gli artefici contribuendo a far saltare l’accordo di desistenza tra i Verdi del sole che ride e la vostra componente , ora ex , i Verdi Verdi, ma possiamo capire meglio i motivi?

Il nostro programma, che abbiamo portato in dote ai Verdi Verdi , non era in discussione ,ed aveva un taglio completamente antitetico a quello dei Verdi del sole che ride. L’accordo di desistenza era solo e soltanto un accordo elettorale e non potevamo permettere che il nostro programma potesse essere fagocitato solo per interessi elettoralistici , pertanto la rottura con i Verdi Verdi , anche se costosa , fu necessaria, un passo dovuto. Pensavamo e tutt’ora riteniamo che il concetto egoistico e di indifferenza, tipico di una cultura statalista, che i beni collettivi, ovvero aria, acqua e terra fossero di tutti e di conseguenza di nessuno, consentiva che questi beni non fossero adeguatamente apprezzati, anzi fossero oggetto di scempio e devastazione. Non assegnando agli stessi un valore intrinseco, proprio perché indefiniti, senza alcun prezzo, si lasciava all’uomo la totale libertà di utilizzarli senza alcuna considerazione, scaricando, con opportunismo sulle fasce deboli della popolazione, tutti gli aspetti negativi che scaturivano dalle varie e numerose fonti di inquinamento. Dunque per i Verdi del sole che ride , lo Stato, sempre per un approccio etico, finiva per rappresentare al meglio la protezione di tali beni, mentre il singolo, l’individuo ne veniva definitivamente spodestato. Addirittura, veniva affidato, con una delega in bianco, alle associazioni ambientaliste, le uniche destinate a rappresentare tali interessi, cosiddetti diffusi, presso le sedi istituzionali , senza alcun controllo da parte dei cittadini, scippati dei loro diritti e ridotta di conseguenza la loro potestà soggettiva. Questo ha permesso alle associazioni ambientaliste di essere le uniche interlocutrici delle imprese. Un paradosso questo, che ha dato vita a commistioni di interessi, diritti e doveri, da cui sono scaturite strane alleanze, sacrificando molto spesso l’interesse dei cittadini a cause e logiche che con la protezione dell’ambiente hanno ben poco a vedere. Da qui nacque la necessità di fare muro a queste ambigue percezioni ed in tal contesto, l’ecologia umanistica ed il nostro progetto culturale non poteva essere messo in discussione per interessi elettorali , ma doveva contribuire ad un riposizionamento di tali surreali visioni, sostenuto da laici e cattolici, accomunati da un identico denominatore che sostiene la centralità dell’uomo. L’uomo doveva essere considerato, a pieno titolo, come soggetto di diritto e l’ambiente in cui vive rilevante per un suo concreto ed equilibrato sviluppo. Era opportuno sostituire alla vecchia concezione che riconosceva l’ambiente come qualcosa di separato e distinto dall’uomo, una nuova concezione, che considerasse come il nostro sviluppo non potesse essere separato dall’ambiente in cui viviamo poiché ad esso è strettamente connessa la nostra sopravvivenza sul pianeta. Nel XXI secolo abbiamo potuto assistere alla vittoria dell’uomo sulla natura, questo in realtà ha prodotto una forte devastazione del pianeta ed un altissimo inquinamento. La sfida del nuovo secolo sarà tutta nel riscoprire quel rapporto osmotico e di interazione con la natura, non combattendola ma cercando di comprenderla per sancire una alleanza. Da questa alleanza potremo carpire i suoi segreti reconditi e, utilizzare le forze della natura a nostro vantaggio, senza distruggere il pianeta. Aria, sole e acqua sono le nuove fonti energetiche nelle quali bisognerà investire perché sono la chiave per uno sviluppo sostenibile del pianeta, pertanto la scienza, la nostra migliore alleata. Le nuove tecnologie, che si stanno sviluppando in tali settori, non sono ancora sufficientemente mature e non possono ancora sostituirsi alle tradizionali fonti di approvvigionamento come il petrolio od il nucleare ma sono necessari sempre più investimenti in tale ambito ed un maggiore impegno per scoprirne delle altre.

Dunque se si dovesse toccare alcuni temi scottanti come il Nucleare o la caccia possiamo conoscere la vostra posizione?

Il movimento verde, agli inizi degli anni ’80, nella battaglia contro il nucleare, trovò una spinta propulsiva ed una nuova ed enorme opportunità politica. L’avversione contro il nucleare nacque inizialmente per la comunanza e vicinanza che ebbe questa nuova ma vecchia classe dirigente apparentemente abbracciata alla bandiera ambientalista, ma strettamente interconnessa con i movimenti sessantottini e pacifisti, memori dell’utilizzo che tale tecnologia ebbe nella seconda guerra mondiale. Condividendo pienamente l’avversione verso l’uso militare che fu fatto del nucleare,lanciando bombe su popolazioni indifese , lo stesso non poteva dirsi per le sue applicazioni in campo energetico. Anzi, in tale ambito, lo sviluppo del nucleare poteva realmente contribuire ad affrancare i popoli e renderli veramente liberi. Inoltre, come ciliegina sulla torta a convalidare e sostenere tali aberranti tesi, si aggiunse l’incidente di Chernobyl che contribuì non poco alla vittoria del referendum contro il nucleare l

La scelta del no al nucleare ebbe non solo implicazioni di carattere economico ma finanche politiche e sociali. Non è un caso che esponenti politici degli anni ’60 consapevoli di certe scelte ed animati dal senso di patria, tra questi ricordiamo Mattei, Presidente dell’ Eni, che si prodigò in tutti i modi per liberare questo paese da una forte dipendenza di materie prime con l’estero, tentarono di spezzare il monopolio che in questo settore alcune superpotenze esercitavano, cercando accordi anche con la Russia in un periodo che storicamente vedeva contrapposti due blocchi e, non a caso, tale tentativo decretò la sua condanna a morte. L’Italia, grazie anche alle spinte di Mattei, investì già negli anni sessanta nella ricerca del nucleare, accolta a pieno titolo tra i fondatori dell’Euratom e le sue ricerche ed il stato di know-how in tale settore erano fortemente invidiate. In tempi non sospetti eravamo i primi della classe, oggi solo derisi e commiserati. Senza contare il contributo determinante sul nucleare, ottenuto nella ricerca già nei primi anni quaranta dai “ragazzi di Via Panisperna” e dal premio nobel Enrico Fermi. Fu quella una scelta folle che pesò sul futuro del paese e contribuì ad aumentare il livello di disoccupazione. L’alto costo dell’energia elettrica, più del doppio rispetto all’Europa, pesò enormemente sulle bollette delle imprese e sul costo dei prodotti finali e, di conseguenza, sulla competizione del made in Italy e questo non solo sul mercato interno ma anche sui mercati internazionali. Gli stessi effetti economici si riflessero in egual misura sulle famiglie, ancora doppiamente beffate, perché chiamate a contribuire senza che ne fossero state adeguatamente informate e ancora oggi, dopo più di venti anni, alle spese di smantellamento delle centrali ed alla loro riconversione. Negli stessi anni la Francia, che era fortemente in ritardo sulla ricerca, contrariamente all’ Italia, realizzò, pur avendo contro tutta l’opinione pubblica, numerosi test nucleari. Ricordiamo ad esempio gli esperimenti di Muroroa nel Pacifico risalenti ai primi anni ottanta, assicurandosi in breve la leadership in Europa per numero di centrali realizzate ed energia prodotta. L’energia in eccesso servì alla Francia a consolidare due obiettivi: ottenere una sua indipendenza energetica e dunque politica ed per di più garantire al paese un forte sostegno sia alle politiche sociali che imprenditoriali anche attraverso la vendita in eccesso dell’ energia prodotta, acquistata da altri paesi, Italia in testa. Senza contare che la rinuncia al nucleare del nostro paese ed il ricorso a fonti di energia fossile, di gran lunga più inquinanti, non permisero di osservare e rispettare i parametri imposti da vari trattati sullo sforamento delle emissioni di Co2 in atmosfera. La conseguenza è che ci vediamo obbligati a causa di queste improvvide scelte a rincorrere il bluff dei certificati verdi, tra l’altro fortemente onerosi, al fine di controbilanciare i costi imposti per il superamento della soglia di emissioni riconosciute a livello internazionale e dal protocollo di Kyoto. Questi i motivi per i quali l’Italia nel nuovo trattato europeo, sottoscritto alla fine del 2008, che impone di diminuire del venti per cento le emissioni in atmosfera, è stata costretta a frenare e cercare misure meno penalizzanti mentre chiaramente la Francia, avvantaggiata dalla scelta energetica e dal minor impatto delle centrali nucleari, sorride e guarda con ottimismo al futuro!

In quegli anni, Chicco Testa, egregio signore, Presidente di Legambiente, fu il promotore di quella campagna anti-nucleare, iniziativa sostenuta anche dai suoi compagni di brigata, i Verdi del sole che ride. Come premio per la vittoria referendaria, Chicco Testa ottenne un riconoscimento eccellente, la presidenza dell’Enel. Il suo primo passo ,appena ebbe l’incarico, per assurdo fu quello di sottoscrivere un accordo nefasto accettando di importare l’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi! Se penso che il simbolo della loro campagna mediatica contro il nucleare fu il sole adottato poi dai Verdi e che in compenso ottenemmo solo una grossa “sola”, non posso fare a meno di trattenere ancora oggi una certa rabbia. E’ sufficiente pensare, per capire come fummo abili a castrarci con le nostre stesse mani, che il costo complessivo dell’energia acquistata dalla Francia per il nostro paese ammontava al costo di una intera finanziaria! Dunque, in sintesi, questi i passaggi successivi: ci calammo letteralmente le braghe, si riconvertirono le centrali nucleari che avrebbero potuto diversamente contribuire e sostenere il Pil del nostro paese e dare un forte impulso allo sviluppo ed ancor di più rinunciammo alla nostra dignità politica e di rappresentanza.

In sintesi il paradosso fu che si decise di comprare dalla Francia, quella stessa energia che eravamo in grado di produrre nel nostro paese! I francesi ancora oggi ci sono grati a tal punto che per renderci la cortesia, investono acquisendo nostri settori strategici quali banche, aziende leader in ogni settore, sia della produzione che della distribuzione, banche etc etc.

Oggi stiamo attraversando una grossa crisi finanziaria anche a causa del grosso costo sostenuto dalle nostre imprese che pagano bollette più che doppie rispetto ad altri paesi della Comunità Europea e questo chiaramente ci fa perdere di competitività. Il problema è che nel nostro paese ogni cosa si affronta costruendo barricate perché sarebbe stato possibile investire nella ricerca e nel solare , ma non evitare di rinunciare ad una tecnologia di cui eravamo leader , soprattutto se si considera che l’Italia è circondata da migliaia di centrali nucleari , vicinissime alla nostra frontiera e tale scelta sarebbe stata comprensibile se attuata a livello europeo , ma così facendo ci siamo semplicemente castrati

E per quanto riguarda la caccia cosa pensa, quali sono le sue posizioni?

Proprio questo è stato il motivo , il punto di partenza , che mi ha dato la forza di sostenere e contrastare questa deriva pseudo ambientalista incarnata da questi movimenti. Sin dalla mia tenera età ho sempre praticato la caccia , avvicinandomi alla falconeria ed ho potuto frequentare il Circolo Falconieri d’Italia , un certo privilegio , di cui facevano parte eminenti cultori di questa nobile ed antichissima arte , come Fulco Tosti , Riccardo Vella, Renato Vitelli ed incredibile a dirsi anche il fratello del Presidente del WWF , Fricchi Pratesi , tra l’altro per molti anni Presidente della I.A.F. associazione che rappresenta tutte le Nazioni ed i falconieri a livello mondiale. Inizialmente infatti il WWF Italia aveva un approccio conservazionista e dunque non anti caccia , visione quest’ultima categorica e con un approccio animalista , in netta antitesi con il conservazionismo .

Ritengo che non possiamo permettere valutazioni categoriche ma, applicare al territorio concetti scientifici di gestione delle risorse ambientali e delle risorse faunistiche. Tutti sanno notoriamente che il prelievo venatorio può considerarsi una forma di sviluppo e di risorsa economica. Come quando si interviene sulle popolazioni con criterio selettivo abbattendo i capi in eccesso che altrimenti sarebbero causa di epidemie perché, come ben sappiamo, un territorio non può sopportare più di un certo numero di capi. Questi concetti vengono applicati e condivisi dal WWF in molti parchi del mondo dove, con gli introiti dei capi abbattuti, si riescono a gestire programmi di tutela del territorio, che non pesano sulle casse dello Stato. Lo stesso avviene in Europa, ad esempio nella Francia centro meridionale, dove il Parco Nazionale di Cevenne si finanzia attraverso la selezione venatoria. Ma in Italia, a causa una finta visione buonista, si tende sempre a revisionare per scopi personali gli obiettivi legittimi per tornaconti personali. Cosicchè il WWF, pur abbracciando in tutti gli altri paesi un approccio conservazionista e di gestione delle risorse, in Italia, causa l’eccessivo monopolio di questa tematica, ha finito per sposare l’ideologia imperante ed abbracciare la causa animalista. Ricordo ancora molti dirigenti del WWF, durante la campagna contro il referendum sulla caccia, da una parte erano impegnati a parole a sostenere queste posizioni, dall' altra si contraddicevano però con i fatti, perché in certi ambienti gli stessi erano noti per le loro passioni e pratiche venatorie. La scomparsa e la rarefazione delle specie animali e vegetali è, diversamente da quanto sostenuto, strettamente legata al livello di buona salute del territorio. Per questo molte specie ad esempio non cacciabili, come la lontra o la foca monaca, sono ormai scomparse proprio a causa dell’inquinamento dei mari e dei fiumi. Una testimonianza questa ed un indicatore inconfutabile che ci indica come in realtà i problemi non siano legati al prelievo venatorio ma alla conservazione dell’ambiente.

Questi ambientalisti sono noti per occuparsi di tutto , ma mai di gestione faunistica ed ambientale . Se ci fosse stato un reale interesse di gestione e tutela del territorio nel mondo protezionista si sarebbe investito non per progetti solo educativi, che servono per lo più solo a fare cassa, ma per progetti di riqualificazione di aree naturali con un approccio finalizzato alla gestione delle risorse, ma nulla è stato fatto. La verità è che i Parchi oggi rappresentano per tutto quel mondo finto ambientalista e soprattutto per la loro classe dirigente un’occasione per gestire risorse e fondi pubblici in incarichi e consulenze e nel creare clientelismo assumendo guardia parco , nominando direttori , presidenti e consiglieri di amministrazione , aggiungendo livelli tali di burocrazia che ingessano il territorio .

La Scozia, paese a fortissima vocazione turistica venatoria, è l’esempio più eclatante e la misura che, quando si applicano principi di gestione, le risorse naturalistiche possono essere occasione di reddito e di sviluppo per le popolazioni residenti in ambienti cosidetti svantaggiati e fornire un baluardo per offrire una possibilità di sviluppo che contribuisce a ripopolare i paesi di montagna. Ed anche in questo caso il modello di economia ecologica risulta essere più affidabile e concreto. Bisogna riconoscere, senza troppa demagogia, che la rarefazione delle specie e la loro scomparsa, siano per lo più da attribuirsi agli effetti dannosi di una agricoltura estensiva applicata a larga scala nel nostro paese. Non a caso sono scomparse tutte quelle specie che, come la starna, nidificano a terra e dunque maggiormente colpite dagli effetti di una agricoltura intensiva, mentre l’abbandono delle zone collinari e susseguente riforestazione hanno creato le condizioni ideali per il ripopolamento di cinghiali, cervi, caprioli.

E dunque lei è un appassionato di falconeria , ricorda dunque quando nel lontano 1992 il mondo ambientalista tentò di escludere il falco come mezzo di caccia?

L’improvvisazione di un certo ambientalismo deve essere fortemente messa in discussione attraverso un approccio illuminato e consapevole. Coloro che sono i veri fruitori ed estimatori delle risorse naturali non devono essere demonizzati, anche perché, pur se in secondo piano, sono stati essi stessi i paladini di iniziative in difesa dell’ambiente spesso passate in secondo piano. Pochissimi sono a conoscenza,tanto per fare un esempio, che il pericolosissimo DDT, fu messo al bando grazie allo studio ed all’amore di alcuni falconieri americani. Negli anni’80, il prof. Tom Cade, della Cornelly University, amante e maestro della falconeria, studiando la biologia dei falchi pellegrini capì che la rarefazione e la scomparsa di questa specie era dovuta ad un eccessivo assottigliamento del guscio delle uova che provocava la rottura e la morte dei pulcini. Il falco pellegrino che era al vertice della catena alimentare ed è considerato un “indicatore biologico”, assumeva attraverso la predazione ingenti quantitativi di DDT. Tale sostanza venne conseguentemente bandita in tutto il mondo. Tom Cade contribuì successivamente al ripopolamento di tale specie fondando il Peregrine Fund, una associazione che si occupò di seguire programmi e progetti di conservazione, estesa a rapaci in via di estinzione in tutto il mondo. Anche in Italia in quegli anni, ma con scarsi mezzi, ci furono dei pionieri che riprodussero falchi pellegrini e lanari ma furono immediatamente contestati e messi al bando da numerose associazioni ambientaliste che sostenevano che la falconeria fosse deprecabile ed antistorica. Questa avversione verso i falconieri avvenne senza tra l’altro minimamente considerare che in tutto il mondo, dove la falconeria viene praticata sin dal Medioevo, i rapaci erano tenuti in altissima considerazione e protetti già da secoli. Ciò nonostante, tali associazioni si prodigarono in tutti i modi nel tentare di eliminare la falconeria come mezzo di caccia senza fortunatamente riuscirci. L’obiettivo prefisso, ma non dichiarato, era di continuare a gestire senza concorrenza i numerosi centri di recupero rapaci ed i relativi fondi pubblici destinati per questi progetti ben sapendo che la riproduzione in cattività era per costoro praticamente insostenibile, in quanto richiedeva conoscenze che solo i falconieri avevano. Tali centri di recupero versavano e versano tutt’oggi, in condizioni pessime gestiti senza nessuna o scarsissima cognizione e soprattutto senza alcun approccio scientifico. I rapaci feriti e curati vengono dopo diversi mesi, messi in libertà senza nessun reale studio sui casi di successo che una semplice radio trasmittente avrebbe ad esempio potuto comprovare. Tutti sanno che un rapace così fortemente specializzato ha bisogno per predare di ottime condizioni fisiche. Di conseguenza liberare un rapace ferito senza alcun training è come chiedere ad un atleta di correre i 100 metri subito dopo tolto il gesso e senza un adeguato recupero fisico! I falconieri di tutto il mondo sono consapevoli che i loro rapaci, tirati fuori dalle voliere mesi prima, senza tra l’altro alcuna frattura, devono essere messi in condizione di volare tutti i giorni per arrivare all’apertura della caccia ed ottenere qualche successo. Per di più, la loro scarsa conoscenza si evince anche perché costoro sono sprovvisti di minime nozioni di etologia, eufemisticamente parlando. Tanto per fare un esempio, oggi in moltissime città italiane si ricorre per l’allontanamento degli storni all’utilizzo di diffusori acustici che imitano il verso del falco pellegrino, acerrimo ed agguerrito predatore di questi volatili. L’obiettivo dichiarato è simulare il verso del rapace al fine di allontanare gli storni dai loro ricoveri notturni. Gli illusi non sanno che il pellegrino è un rapace che per le sue caratteristiche è in grado di predare solo in volo e che il verso riprodotto convince ancora di più lo storno, qualora ce ne fosse stato bisogno, a trovare riparo definitivo sul platano prescelto, conscio che questo costituisce una barriera di protezione invalicabile per il rapace. Così invece di provocare la fuga degli storni, tale richiamo risulta determinante per il nostro amico storno che, in preda al panico, trova definitivo riparo sulle piante senza più abbandonarle. Tutto questo sarebbe per assurdo vero se il nesso tra causa ed effetto fosse comprovato scientificamente ma non è così , tutt’altro! Amplificare il verso del rapace a migliaia di watt, altera a tal punto il grido naturale del rapace che forse è più verosimilmente somigliante ad un tirannosauro e di conseguenza non credibile in natura. A Roma, ad esempio, si può assistere allo spettacolo degli storni che con totale indifferenza, nonostante il richiamo, si posano indisturbati sui platani della stazione Termini. Anche in questo caso le amministrazioni, delegano tali iniziative ad alcune associazioni con costi altissimi che ricadono , senza un reale beneficio sulla collettività, ma procurando solo benefici agli amici. Questo dimostra che certe prese di posizioni radicali ed estremiste non hanno niente in comune con la tutela dell’ambiente ma, semplicemente, mire occulte legate spesso ad interessi di parte .

Recentemente all’ultimo congresso , i Verdi del sole che ride hanno cambiato nome e simbolo , oggi si chiamano Ecologisti e reti civiche , il paradosso è che hanno scelto di chiamarsi come voi , che ne pensa?

Mi permetta di sorridere. Dopo venti anni di caccia alle streghe i verdi del sole che ride , dopo aver perso parte del loro gruppo dirigente non a caso confluito con Niky Vendola e dunque un loro ritorno alle origini che smaschera la loro vera natura , il loro vero dna ,stanno tentando con questa nuova operazione di marketing di aggregare nuove leve , dichiarandosi una componente che và oltre le sterili contrapposizioni di destra e di sinistra . Purtroppo la loro identità è ormai nota e la loro conversione tardiva ma soprattutto opportunistica senza un vero cambio di direzione. In effetti hanno semplicemente cambiato il nome , ma il loro programma è sempre lo stesso.

Noi , e ci permetta di definirci gli Ecologisti , ma con la E maiuscola , abbiamo sempre sostenuto il pensiero di Alex langer , padre fondatore dei Verdi,che negli anni '90 tentò di superare il confinamento ideologico dei Verdi del sole che ride per spingerli fuori dal guscio al fine di intercettare quel malcontento della società civile e proiettare il movimento in una fase nuova . Ma chiaramente Langer venne messo al bando solo per aver pensato di poter aprire ad un nuovo processo mettendo in discussione ideologie ormai superate dalla storia che lo portarono ad allontanarsi dai Verdi fino al suo, purtroppo, suicidio.

Ed oggi cosa pensa? Che l’ambientalismo sia ancora attuale? Cosa auspicherebbe?

Se inizialmente i Verdi,a metà degli anni ’80 , con il loro 6%,7% ,8%, rappresentarono e si posero sullo scenario italiano come la quarta forza politica, improvvisamente, l’abbraccio letale con la sinistra e la perdita di autonomia fu per costoro deleteria, penalizzandoli con risultati elettorali che scesero improvvisamente al 2-3%.

La perdita di autonomia del nuovo soggetto politico e la sua debolezza si riflesse sempre anche nella scelta dei suoi leader. Leader presi sempre in prestito da altri partiti come ad esempio

Ripa di Meana proveniente dal Psi e poi confluito in Rifondazione, Rutelli Radicale poi confluito nell’Ulivo, Boato di Democrazia Proletaria, Grazia Francescato dirigente del Pci poi Presidente del WWF e successivamente dei Verdi etc.etc. Tale mancanza di autonomia impedì ai Verdi del sole che ride di selezionare al loro interno una propria classe dirigente. La nomina di Pecoraro Scanio fu in un certo senso più autonoma ma avvenne attraverso un percorso più rischioso al di fuori ed ai limiti della sinistra parlamentare, favorita dall’ abbraccio letale di istanze giustizialiste ed antidemocratiche del movimento dei No Global . L’inizio della crisi del movimento verde non a caso inizia proprio nei primi anni novanta. Ragione molto semplice in quanto al progetto ambientalista iniziale si sostituirono temi e battaglie estranee al “dna” ambientalista. Inoltre, il nuovo sistema elettorale “maggioritario” smascherò definitivamente la loro collocazione e gli elettori compresero finalmente quale in realtà fosse la loro reale connotazione politica. Fu subito chiaro che il movimento verde, nonostante le iniziali critiche al sistema dei partiti, si trasformò esso stesso in un apparato burocratico e di tessere. Questo determinò profonde divisioni interne e fenomeni di altissima litigiosità, fino all’epilogo ed alla loro definitiva esclusione, dopo più di venti anni, dall’arco parlamentare.

Oggi una parte del movimento Verde è confluita con Niky Vendola e la restante con un soggetto autonomo rappresentato da Bonelli , uomo molto vicino a Pecoraro Scanio. In Europa, ed in particolare in Germania, la componente verde ha abbandonato quella cultura di protesta ed ha finalmente sposato valori e principi di governo dell'ambiente, questo è sttao determinante per il suo successo. In Italia la componente verde è figlia di quella visione e matrice post sessantottina , ma soprattutto non ha classe dirigente che proviene dal mondo ambientalista. Ebbene riteniamo nonostante tutto a prescindere , fondamentale costruire un’alternativa valida con tutti coloro che fruiscono e vivono quotidianamente la natura , penso ai pescatori , agli agricoltori, al mondo venatorio , che deve però evolvere ed imparare a scendere in piazza non solo per difendere i calendari venatori , ma anche per difendere il nostro bellissimo territorio ,noi dobbiamo e possiamo guidare questo cambiamento, ne va della nostra credibilità e del nostro avvenire , citando un proverbio di una tribù africana, i Masai, che ritengo la vera chiave di volta : Non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri...l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli!!!!